Terziario, da aprile a giugno previste 31mila assunzioni in Fvg

23 Aprile 2024 (ilFRIULI.it) Sul fronte dei consumi pesa l’inflazione: 6 famiglie su 10 in regione hanno ridotto le spese

Da aprile a giugno previste 31mila assunzioni in Friuli Venezia Giulia soprattutto nel comparto del turismo, che fatica a trovare personale. Sul fronte dei consumi pesa l’inflazione: 6 famiglie su 10 in regione hanno ridotto le spese. A dirlo le indagini di Format Research e Ires Fvg presentate oggi a Pordenone.

La ricerca

Migliora l’occupazione, ma l’aumento dei prezzi frena i consumi. Si conferma la difficoltà di reperimento delle figure professionali in ingresso nella ristorazione in un territorio in cui rimane da primato la diffusione della grande distribuzione organizzata.

È la sintesi di quanto presentato nella sede della Confcommercio Pordenone nel corso di un incontro con la stampa promosso dall’Ente Bilaterale del Terziario del Fvg. Sul tavolo le indagini sul mondo del lavoro di Format Research e Ires Fvg. A intervenire il presidente dell’Ebiter Andrea Sappa, il vice Fabio Pillon, il direttore scientifico di Format Research Pierluigi Ascani e il ricercatore dell’Ires Fvg Alessandro Russo.

QUADRO OCCUPAZIONALE

Tiene l’occupazione del settore terziario del Friuli Venezia Giulia alla fine del 2023, in leggero miglioramento rispetto ai primi mesi dell’anno. L’indicatore congiunturale è pari a 53 punti. Per il prossimo semestre l’86% delle imprese del terziario del Fvg prevede un quadro occupazionale stazionario. Sono quasi l’11% le imprese che pensano di aumentare il numero di addetti entro i primi sei mesi del 2024.

ASPETTATIVE DEI LAVORATORI

Nel corso del 2023 migliora l’indicatore con riferimento alla situazione economica delle famiglie, nel 2022 era pari a 37 e alla fine del 2023 è pari 40. La situazione della condizione economica è destinata a migliorare nei prossimi sei mesi: il 23,2% segnala che la propria situazione economica migliorerà, la percentuale di coloro che affermano che peggiorerà passa al 30,8% e anche l’indicatore congiunturale si porta a 46 punti. Resta sostanzialmente invariata l’area del disagio sociale delle famiglie del Fvg: era pari al 18,0% all’inizio del 2023, oggi è pari al 17,6% delle famiglie. Nel 2023 il 34,2% dei lavoratori ha visto crescere il valore dei propri consumi per beni e servizi, per il 57,8% sono rimasti invariati e per l’8% sono diminuiti i consumi. L’impatto sui consumi da parte di fattori esterni come, ad esempio, l’inflazione è stato molto significativo per quasi un lavoratore su quattro e abbastanza significativo per il 63,6%. Le spese obbligate per i lavoratori, intese come mutui, bollette, gestione della casa e altre spese simili sono cresciute considerevolmente nel corso dell’ultimo anno. L’impatto su questi costi da parte di fattori esterni è stato molto o abbastanza significativo per l’84,2% dei lavoratori.

RICERCA DI PERSONALE

Negli ultimi due anni il 48,6% delle imprese del terziario hanno effettuato azioni di ricerca di nuovo personale per la propria attività. Per il 2024 il 33,4% delle imprese ha in programma di effettuare azioni di ricerca di nuovo personale. Il 63,8% delle imprese ha ricercato nuovo personale oppure ha intenzione di cercarlo per la necessità di sostituire personale che ha perso nell’ultimo periodo. Il 42,0%% delle imprese invece cerca nuovo personale perché è cresciuta come attività. Nel 63,4% dei casi il personale perso dalle imprese si è ricollocato presso imprese di altri settori, nel 37,2% dei casi le risorse sono andate in pensione o hanno preferito ritirarsi dal lavoro, per il 19,1% le risorse hanno deciso di modificare il proprio stile di vita. In modo molto più frequente rispetto a tutte le altre modalità le imprese hanno fatto ricorso alle proprie conoscenze personali e al passaparola per ricercare nuovo personale. Il 40,9% delle imprese che ha intrapreso o ha intenzione di intraprendere la ricerca di nuovo personale ha incontrato molte difficoltà nell’impresa, il 35,1% sostiene di aver incontrato abbastanza difficoltà e il restante 24,0% invece avrebbe incontrato poche o nessuna difficoltà. Delle imprese che hanno intrapreso la ricerca di nuovo personale, il 33,7% ha identificato e assunto tutte o quasi tutte le risorse di cui aveva bisogno, mentre il 22,9% non è riuscita ad assumere nemmeno una risorsa. Il 49% delle imprese che non è riuscita ad integrare tutte le risorse di cui aveva bisogno ha sofferto un impatto abbastanza o molto significativo sui propri ricavi, il 51% invece ha subito un impatto sui ricavi poco o per nulla significativo. Per l’82,3% delle imprese la principale motivazione per cui l’impresa sta riscontrando delle difficoltà nel reperire nuovo personale sarebbe la scarsità di personale con le competenze, abilità o esperienze ricercate. Nel 40,7% gli orari di lavoro vengono ritenuti pesanti. Il 76,6% delle imprese sostiene che il provvedimento più efficace per agevolare la ricerca e il mantenimento del personale sia la riduzione del costo del lavoro e nello specifico dei carichi fiscali sul lavoro. Il 33% suggerisce invece maggiori agevolazioni per l’assunzione di giovani. Pensando al 2024 sono il 12,7% i lavoratori che temono di rischiare la perdita del loro attuale posto di lavoro. Di questi quasi la metà si aspetta difficoltà nel trovare un nuovo lavoro e ricorrerà a degli ammortizzatori sociali. Nel corso degli ultimi due anni il 55,8% dei lavoratori che non temono di perdere il posto non ha pensato di cercare una nuova occupazione, il 29,1% ha pensato di cambiare lavoro ma senza cercarlo attivamente mentre il restante 15,1% ha cercato attivamente una nuova occupazione. Il 51,1% dei lavoratori penserebbe di cambiare lavoro per l’attuale retribuzione troppo bassa, il 48,9% per le condizioni lavorative non soddisfacenti, il 40,9% per cercare nuovi stimoli e crescere professionalmente.

FABBISOGNI FORMATIVI

Nell’ultimo anno il 34% delle imprese ha fatto partecipare i propri dipendenti a percorsi formativi non obbligatori. Nel 65,3% dei casi riguardavano la sicurezza e la salute sul lavoro, nel 55,3% dei casi riguardavano tecnologie e digitalizzazione. Il 45,2% delle imprese si è rivolto ad un’associazione di categoria per ricevere la formazione di cui necessitava, il 40,6% si è rivolto ad un ente di formazione, il 34,1% a società di consulenza specializzata, il 21,8% ad un consulente esterno e l’11,2% al fornitore dell’investimento che richiedeva la formazione specifica. L’attività di formazione è stata svolta nella maggioranza dei casi in presenza presso l’azienda, le modalità più diffuse a seguire sono la formazione tramite corsi online gestiti da un tutor e corsi in presenza ma presso il fornitore della formazione. Tra gli obiettivi principali che le imprese intendono perseguire tramite la realizzazione di attività di formazione l’aumento della qualità del servizio è il più ricercato in assoluto (80% delle imprese). Il 44,7% delle imprese ha ricevuto finanziamenti, anche parziali, da parte di soggetti esterni per la realizzazione di attività di formazione. Nel 20% dei casi trattava di fondi interprofessionali per la formazione continua dei dipendenti. Le motivazioni principali alla base della scelta delle imprese di non realizzare attività di formazione sono che le risorse possiedono già le competenze adeguate, la ridotta quantità di tempo per le attività di formazione e il fatto che sono state già svolte in passato queste attività. Il 69,4% dei lavoratori ha partecipato ad attività di formazione in azienda negli ultimi due anni, di questi quasi il 75% ha valutato l’utilità del corso con un voto pari o superiore a 6. Le modalità di erogazione dei processi di formazione preferiti dai lavoratori sono la partecipazione a seminari o convegni, corsi di autoapprendimento fruiti via internet con supporto di un tutor e i corsi in aula. L’86,3% dei lavoratori avrebbe piacere ad approfondire competenze informatiche e digitali, l’82,4% vorrebbe approfondire le proprie competenze organizzative e gestionali, il 74,8% approfondirebbe la conoscenza delle lingue straniere.