La strage dei negozi: 120mila chiusure in dieci anni

Caduta del 31% fra librerie e rivendite di giocattoli, meno 30,5% per mobili e ferramenta. Alleanza fra sindaci e commercianti per invertire la rotta

di Gianni Trovati 30 novembre 2023 (Il Sole 24 Ore .com)

Il 31% in meno di negozi di libri e giocattoli, il 30,5% in meno fra rivendite di mobili e ferramenta, abbigliamento e calzature cadono del 21,8% mentre fra gli alimentari la flessione è del 10,6 per cento. Il censimento realizzato dal centro studi di Confcommercio sulla moria dei negozi negli ultimi dieci anni parla chiaro. E racconta di un panorama commerciale che non solo si restringe, ma cambia anche pelle segnando una crescita netta nelle rivendite di telefonini e computer (+10,8%) e soprattutto delle farmacie, che con il loro +12,6% si rivelano il settore più in crescita.

La caduta

Ma è il saldo complessivo a offrire le cifre più forti: fra 2012 e 2022 si sono persi 103.770 negozi, il 15,7 per cento del totale, e nei primi nove mesi di quest’anno le serrande si sono chiuse altre 14.889 volte. In controtendenza solo bar, ristoranti e alberghi, che dopo essere aumentati di quasi 10mila unità negli ultimi dieci anni hanno registrato una flessione marginale nel 2023. Numeri come questi sono figli di dinamiche economiche profonde, che faticano a essere tamponate. Sindaci e operatori economici hanno però deciso di provarci, riunendosi alla sede di Confcommercio per mettere in piedi un’agenda comune di interventi. Che, in modo concorde, punta dritto anche contro le liberalizzazioni di fine anni Novanta che hanno cancellato il ruolo degli amministratori locali nella programmazione e nelle autorizzazioni. «I dati di Confcommercio – ragiona il presidente dell’Anci Antonio Decaro – certificano un vero e proprio rischio per la tenuta sociale delle città, perché un esercizio di vicinato che chiude rappresenta una ferita nello spazio fisico, comporta la perdita di posti di lavoro e la riduzione dei luoghi di aggregazione, aumentando il senso di degrado e di sicurezza nei cittadini».

Strategia comune

Da questa emergenza silenziosa nasce il protocollo d’intesa fra Anci e Confcommercio, e soprattutto l’idea di puntare sulla «rigenerazione urbana delle città, che deve essere anche rigenerazione sociale ed economica», come ha spiegato il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli. L’ottica è solo apparentemente teorica, perché poggia sul fattore concreto di una dinamica di investimenti locali che oggi raggiunge livelli inediti da decenni, dentro e fuori il Pnrr, e ai 30 miliardi rimasti nel Piano affianca i filoni finanziati con fondi nazionali.Il punto è quello di superare con una “visione comune” fra sindaci e operatori economici il tratto episodico delle iniziative che fin qui sono fiorite nelle città per cercare di sostenere il commercio di prossimità.

Servono strumenti normativi

A Bari due nuovi bandi offrono incentivi economici alle nuove attività o al rilancio di quelle esistenti in cambio di iniziative sociali da parte dei beneficiari, dal parrucchiere che lavora parrucche per i malati oncologici alla rivendita di moto che organizza corsi di sicurezza stradale con le scuole. A Firenze il Comune ha utilizzato la sponda della tutela culturale per tutelare i negozi tradizionali del centro storico, arrivando alle carte bollate contro l’iniziativa di aprire un McDonald’s vicino al Battistero. Ma la richiesta è quella di tornare ad avere strumenti normativi in grado di incidere di più, in un equilibrio delicato che prova a rimettere in piedi un po’ di pianificazione senza cadere nelle griglie autorizzative del passato: equilibrio delicato ma da trovare in fretta, perché nel frattempo il contatore dei negozi che chiudono continua a correre.

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